Daimler taglia 10 mila posti di lavoro in Germania

Anche Audi, Bosch e Continental hanno annunciato riduzioni del personale

Che l’elettrificazione della mobilità sia salutare per l’ambiente è un argomento dibattuto. Che invece nuoccia gravemente all’occupazione è già dimostrato. Bernhard Mattes, l’ormai prossimo ex presidente della VDA, l’associazione tedesca dell’industria dell’auto, aveva pronosticato che la semplificazione dovuta alla meccanica elettrica avrebbe comportato una possibile perdita di 70.000 posti di lavoro (la filiera ne occupa oltre 800.000). La Germania comincia a fare i conti con questa realtà, seguendo peraltro le orme dei colossi americani Ford e General Motors.

Daimler, che controlla Mercedes, vuole sopprimere nel Paese 10.000 posizioni entro il 2022, Audi 9.500 entro il 2025 (bilanciando l’operazione con 2.000 assunzioni), i fornitori Bosch e Continental rispettivamente 3.500 e 7.000 senza contare le chiusure di altre aziende “minori”. Bmw, che assieme alla Great Wall investirà nella realizzazione di un nuovo stabilimento in Cina (650 milioni di euro di spesa nell’ambito della joint-venture), ha evitato la soppressione di posti di lavoro. Ma si è accordata con i rappresentanti del personale per una significativa “limatura” dei bonus di fine anno: quasi 9.200 euro lo scorso esercizio, ma per il 2019 arriverà al massimo a 7.600. In pratica, i dipendenti “pagheranno” per evitare la riduzione degli addetti.

Non sono previsti licenziamenti di massa: Audi li aveva esclusi contrattualmente fino al 2025 e Mercedes fino al 2029. La casa dei Quattro Anelli ha prorogato la garanzia occupazionale fino al 2029, ma eviterà di sostituire il personale che andrà in pensione o che deciderà di andarsene. In Germania i suoi occupati sono 61.000: ne resteranno 54.000. Anche Daimler aveva “blindato” i dipendenti fino al 2029, ma con il nuovo corso sono necessari risparmi. Per questo verranno anche incentivati esodi volontari. Tempi duri anche per i “colletti bianchi”: in 1.100 dovranno cercarsi un altro datore di lavoro.

Naturalmente non è tutta colpa dell’elettrificazione, c’entrano anche la cosiddetta congiuntura sfavorevole (i dazi verso gli Stati Uniti non aiutano) e gli appetiti di azionisti e investitori, gratificati negli scorsi anni da generose cedole. Nel terzo trimestre, i gruppi Volkswagen, Daimler e Bmw figurano tuttavia fra le società quotate alla Borsa di Francoforte che sono cresciute.

Tra luglio e settembre il fatturato complessivo delle aziende del Dax 30 (banche escluse) è salito del 7% fino a raggiungere i 347,5 miliardi. L’Ebit è invece aumentato dell’8%. Se sia una inversione di tendenza è ancora presto per stabilirlo, perché nei primi sei mesi erano stati contabilizzati cali del 20 e del 30%. Il governo tedesco è intervenuto per supportare la svolta elettrificata aumentando e prorogando gli incentivi per le auto elettriche (anche 6.000 euro e fino al 2025), mentre la Baviera ha stanziato fondi per 225 milioni a favore dell’industria dell’auto per ricerca, formazione e innovazione.

FONTE: La Stampa

Posted in: Estero

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