“Vedeva i boss al 41 bis, era al servizio del clan”. Fermato il radicale Nicosia

Per gli inquirenti è un affiliato mafioso: faceva le visite in carcere come assistente parlamentare

PALERMO. In una tv locale conduceva una trasmissione sui diritti dei detenuti, forte delle sue competenze e della sua appartenenza ai Radicali. Faceva l’assistente parlamentare di una deputata, Giusy Occhionero, ex Leu oggi Italia Viva, incarico che gli consentiva di entrare e uscire dalle carceri. Una vita apparentemente stimabile se non fosse che per gli investigatori della Dda di Palermo, Antonello Nicosia, 48 anni, è un mafioso, e non solo per via di quella parentela scomoda con Joseph Focoso, killer del maresciallo Guazzelli, o per quella condanna a 10 anni e mezzo per traffico di droga. Ieri mattina è stato posto in stato di fermo da carabinieri del Ros e Guardia di finanza in un’operazione che ha portato in carcere 5 persone. È accusato di associazione mafiosa, come Accursio Dimino, 61 anni, ritenuto boss della mafia di Sciacca. Ad altre tre persone, i gemelli Paolo e Luigi Ciaccio e Massimiliano Mandracchia, viene contestato il favoreggiamento.

Nicosia e Dimino, i cui rapporti accertati erano molto stretti, stavano per partire per gli Stati Uniti e questo ha accelerato l’operazione di carabinieri e finanzieri.

La figura centrale dell’inchiesta «Passepartout» è proprio quella di Nicosia. Dicono di lui i pm Francesca Dessì e Calogero Ferrara, con l’aggiunto Paolo Guido: «Sia gli incarichi assunti a diverso titolo in più associazioni volontaristiche, sia l’elezione nel movimento dei Radicali italiani, sia ancora i rapporti stretti con l’onorevole Giuseppina Occhionero sono stati tutti da lui strumentalizzati per accreditarsi presso diverse strutture penitenziarie e per fare visita a mafiosi detenuti, a scopi estranei a quelli, proclamati, della tutela dei loro diritti».

Nelle intercettazioni, Nicosia arriva a denigrare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dicendo che bisognerebbe cambiare il nome all’aeroporto di Palermo, a loro intitolato, perché poi si è «costretti a spiegare ai turisti cosa fosse successo»; tanto, i due magistrati erano morti per «un incidente sul lavoro». Parole che hanno suscitato la reazione sdegnata di Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso a Capaci nel 1992: «Le parole offensive di questo sedicente difensore dei diritti dei deboli suscitano solo disgusto». Il ministro degli Esteri Di Maio parla di «parole sconvolgenti e scioccanti» per cui provare «ribrezzo». Il ministro della giustizia Bonafede dice che «il rispetto della memoria di Falcone e Borsellino è un valore irrinunciabile». Per il segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco, «Nicosia non è mai stato iscritto».

«Amareggiata» la deputata Occhionero che gli investigatori ritengono estranea alla vicenda ma che sarà sentita come persona informata dei fatti: «La collaborazione con me, durata 4 mesi, era nata in virtù del suo curriculum» ha detto la parlamentare che ha poi precisato di avere interrotto ogni rapporto con Nicosia quando si è resa conto che «il curriculum e i suoi racconti non rispondevano alla verità». In quei 4 mesi, Nicosia ha potuto visitare le carceri di Tolmezzo, dove ha incontrato anche il cognato del latitante Messina Denaro, Filippo Guttadauro, Sciacca, Agrigento e Trapani.

FONTE: La Stampa

Posted in: Cronaca

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