Thomas Siebel: “Senza intelligenza artificiale impossibile competere. L’Italia deve investire di più”

Il fondatore di C3.ai: «Enel è un’eccellenza hi-tech. Ma molte aziende devono accelerare o finiranno per essere comprate»

«Se non sei sul treno, stai sul binario». Thomas Siebel usa una metafora molto efficace, per far capire la necessità che l’Italia sia muova sul terreno dell’innovazione tecnologica. Il fondatore di C3.ai, leader nel software per l’applicazione dell’intelligenza artificiale, è intervenuto ieri all’Italy-Us Innovation Forum, ospitato dalla Stanford University alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella.

Che ha detto alla conferenza?
«Nel 1980 il settore tecnologico valeva circa 50 miliardi di dollari: ora vale 1500 miliardi e nel 2025 arriverà a 9mila miliardi. L’accelerazione è forte, e si basa su quattro elementi: elastic cloud computing, big data, internet of things e intelligenza artificiale. I cambiamenti sono molto rapidi bisogna adeguarsi. Compagnie come l’Enel sono i leader mondiali di questa trasformazione, ma bisogna accelerare».

Cosa fa C3 per Enel?
«Forniamo il software per le applicazioni dell’intelligenza artificiale. Enel le usa per l’affidabilità della rete, la sicurezza digitale e delle infrastrutture, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’energia pulita, le relazioni con clienti».

Che benefici ci sono per gli utenti?
«Un servizio più affidabile, efficiente, sicuro, a bassa emissione di gas. Energia meno costosa, più diffusa, sicura e pulita».

Nel suo libro «Digital Trasformation» ha scritto che è in corso un’estinzione di massa delle aziende attuali. Perché?
«Hanno modelli di business obsoleti. Ci saranno consolidamenti in tutti i settori, tecnologia, utility, petrolio, gas, banche, per prodotti di maggior qualità a costi più bassi».

Cosa devono fare le aziende per non diventare vittime?
«Abbracciare la trasformazione. Senza l’intelligenza artificiale sarà impossibile competere. Il tuo valore di mercato scenderà, i concorrenti ti compreranno, e i ceo perderanno il lavoro».

Come dovrebbe innovare l’Italia?
«Investire sulla tecnologia per le città intelligenti, la gestione traffico, l’energia, la sicurezza cyber, le banche, le assicurazioni, il settore retail».

L’intelligenza artificiale genere paura, in chi non la conosce.
«Ci sono problemi come la privacy e la sicurezza che vanno affrontati, e l’Europa ha assunto un ruolo leader. L’intelligenza artificiale però è in sostanza l’uso più efficace dei dati, che ci consente di fare previsioni accurate nel campo della sanità, del commercio, prevedere quando uno strumento si romperà, quando un cuore umano smetterà di pulsare, come curare meglio le malattie, evitare gli incidenti, gestire i rischi, concedere prestiti. Offre vantaggi enormi, per servizi migliori e meno costosi».

Molti temono che farà perdere lavoro.
«L’automazione e la robotica cancelleranno posti, e le persone colpite andranno aiutate, ma l’innovazione tecnologica creerà molto più lavoro di quanto ne distruggerà».

La Cina punta a essere il leader dell’IA: è in corso anche una sfida geopolitica?
«Stiamo combattendo la guerra per la trasformazione digitale, e chi la vincerà dominerà il mondo. La sfida è tra gli Usa e il mondo occidentale da una parte, e la Cina dall’altra. L’intelligenza artificiale è la chiave. È uno scontro fra modelli opposti, quindi non possiamo permetterci di perderlo».

FONTE: La Stampa

Posted in: Politica

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