Altri 200 chili di sabbia rubati in Sardegna. Gli ambientalisti: “Non è un souvenir, c’è un business dietro”

L’ultimo «bottino» arriva dalla spiaggia di Is Arutas nell’Oristanese. I ladri bloccati all’aeroporto di Cagliari-Elmas. Il Corpo Forestale: «Ricorriamo a sequestro fiscale di auto e barche»

Circa 200 chili di sabbia rubata nelle ultime settimane dalla spiaggia di Is Arutas nell’Oristanese, sono stati recuperati all’aeroporto di Cagliari-Elmas all’inizio di questa settimana. La denuncia arriva dalla pagina Facebook dell’associazione «Sardegna rubata e depredata» che pubblica la foto delle bottiglie di plastica piene di granelli di quarzo bianco con la didascalia «Collezione Estate 2019».

«E’ solo una minima parte di quella che in realtà sparisce per sempre, portata via con i traghetti», si legge nel post. L’associazione si rivolge al direttore dell’Area Marina Protetta Sinis Mal di Ventre e agli Amministratori del Comune di Cabras: «Appare improcrastinabile istituire il numero chiuso su quelle spiagge che non possono reggere un impatto antropico così invasivo, abbandonate al proprio triste destino e in balia di saccheggiatori e vandali impuniti».

Ennesima ferita dunque per le spiagge della Sardegna che in questa ultima estate hanno subito furti continui da parte di italiani e stranieri, spesso scoperti e fermati prima di poter portare a destinazione il prezioso «bottino».

Le associazioni ambientaliste cominciano a far sentire la loro voce e chiedono interventi rapidi per arginare il drammatico fenomeno. «Non si tratta più di persone che prendono un mucchietto di sabbia per l’acquario di casa, ma di un vero e proprio fenomeno organizzato per vendere la sabbia sarda sul web e lucrarci sopra». Ha dichiarato all’ANSA Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico Onlus (Grig), una delle più attive associazioni ambientaliste della Sardegna, di fronte all’ennesima ruberia sul litorale di Is Arutas.

«E’ evidente che c’è un mercato dietro: lo abbiamo già denunciato quando abbiamo svelato le vendite sui siti di e-commerce – aggiunge – magari il tutto è iniziato in maniera spontanea qualche anno fa, ma è diverso. Per quanto ne sappiamo è un fenomeno tutto sardo, perché nelle altre parti d’Italia abbiamo notizia solo di casi sporadici e questo significa che c’è richiesta sul mercato di sabbia, conchiglie, sassi e quant’altro provenga dalla Sardegna».

Il Grig sollecita anche controlli più stringenti e pene più severe: «Non basta la semplice multa ma serve un vero e proprio Daspo: hai rubato la sabbia? Per 10 anni non puoi tornare in Sardegna. Non abbiamo bisogno di queste persone nella nostra Isola».

E se gli ambientalisti suggeriscono restrizioni per i colpevoli, il Corpo Forestale della Regione Sardegna si concentra sul tipo di sanzione da infliggere nell’immediato a chi non rispetta le regole. «Ganasce fiscali contro i turisti, in particolare stranieri, che rubano sabbia, conchiglie e cocci dalle spiagge della Sardegna – ha detto il comandante del Corpo forestale Antonio Casula – Stiamo valutando la possibilità di attivare questo istituto perché molti fra coloro che commettono questi furti sono stranieri e quando rientrano nella loro nazione è difficile ottenere il pagamento della sanzione».

«La Regione sarda – ricorda il dirigente – ha una normativa ben precisa in merito a questo tipo di ruberie, la legge 16 del 2017, e questa prevede multe dai 500 ai tremila euro. Noi, come la Guardia di finanza, i Carabinieri e la Polizia, facciamo il sequestro del materiale e notifichiamo la sanzione, ma poi i turisti tornano nel loro Paese e il più delle volte non pagano. Per questo stiamo ragionando con l’ufficio legale per applicare l’istituto delle ganasce fiscali: auto o imbarcazione ferme fino a quando la multa non viene pagata. Ci sembra l’unico modo per contrastare il fenomeno, visto che non è possibile conciliare al momento della contestazione».

Dall’inizio dell’estate sono una decina le multe elevate dal Corpo forestale per questo tipo di infrazione. «Di sicuro la campagna di sensibilizzazione ha dato i suoi frutti – precisa Casula – ma ancora non è sufficiente».

FONTE: La Stampa

Posted in: Cronaca

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