Il calcio delle donne

Roma, 7 giugno 2019 – Inizia il mondiale di calcio femminile e il politicamente corretto imperante trasforma l’evento nell’ultima frontiera del femminismo, la fortezza sotto assedio dalla quale ripartire per la conquista della cosiddetta parità.

Siccome i nostri cuori hanno trepidato per Baggio, Totti e Buffon commuovendosi nelle notti magiche di Roma ’90 o di Berlino 2006, stesso trattamento dobbiamo riservare alle azzurre, da domenica impegnate in Francia. Chi non indosserà la maglietta dell’Italia, non si dipingerà la faccia di tricolore come ormai siamo purtroppo disabituati a fare anche per gli uomini, è un truce maschilista fuori moda. Sottotesto dell’assioma è che il calcio femminile abbia lo stesso potenziale emozionale di quello maschile, in fondo si gioca sempre undici contro undici e la palla è rotonda allo stesso modo.
Se però vogliamo uscire dall’ovvio ed emendarci anche dall’intento diffuso di voler pompare mediaticamente il tutto, è innegabile come alcuni sport risultino più interessanti da vedere al maschile, e altri che invece eprimono il meglio di sé al femminile. Pensiamo alla ginnastica ritmica, alla pallavolo, a molte discipline dell’atletica o alla scherma che nella versione rosa sono più accattivanti e trasmettono a chi guarda una sensazione di forte immedesimazione. Molto più che se i protagonisti fossero uomini. Sono gli sport in cui l’elemento della forza passa in secondo piano rispetto a quello della tecnica. Pensiamo al pattinaggio artistico, dove la leggerezza del corpo femminile conferisce ai movimenti delle atlete una grazia particolare che esalta il gesto tecnico.
Nel calcio non è così, specie nell’evoluzione registrata negli ultimi anni, quando ormai l‘elemento della forza fisica ha assunto un ruolo preponderante, che fa parte di ciò che vediamo in serie A o in Champions League. E in ogni caso,, al di là dei gusti dei singoli e quindi del fatto che saranno in tanti ad appassionarsi giustamente al calcio delle donne, non è certo dal football rosa che passa la partità dei generi. Che non possono essere pari perché non sono uguali. Ci deve essere parità di opportunità e di diritti, quello sì. Ma è un’altra questione.

FONTE: Quotidiano.net

Posted in: Sport

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