Formula 1, Niki Lauda era un supereroe

E’ morto all’eta di 70 anni Niki Lauda, tre volte campione del mondo, personaggio leggendario del mondo della Formula 1.

Lo ha reso noto la famiglia, comunicando che l’ex campione è mancato in una clinica svizzera a causa di complicazioni renali. Neanche un anno fa Lauda aveva subìto un trapianto ai polmoni.
Con la scomparsa di Niki Lauda la Formaula 1 perde un grande personaggio. Uomo di coraggio, schietto, mai domo pieno di vita ed entusiasmo Niki Lauda ha attraversato la storia dell’automobilismo diventando il tramite tra il mondo eroico degli anni 70 e la modernità degli anni 80.
Nella sua doppia avventura in Formula 1 , vissuta prima tra 1971 ed il 1979 e poi dal 1982 al 1985, Niki Lauda vincerà tre titoli mondiali (due in Ferrari, ’75 e 76 uno in McLaren ‘84). Riuscirà nell’impresa di riconfermarsi pilota vincente dopo un primo ritiro dalle corse su tipologie di vetture estremamente diverse tra loro. La sua sensibilità di guida straordinaria unita alla dote del saper adeguare le proprie caratteristiche di guida a mezzi di epoche così diverse lo faranno diventare uno dei piloti considerato tra i più forti di tutti i tempi.

Uomo di coraggio, cresciuto in un automobilismo pericoloso ed eroico, con la sua guida pulita e sensibile riusciva sempre a spremere il mezzo meccanico percependo come un computer – così era soprannominato – caratteristiche e limiti delle sue vetture. Per questo fu voluto da Enzo Ferrari su consiglio di Regazzoni.

Feritosi gravemente nell’incidente del Ring il 1 agosto 1976, dopo solo 40 giorni, fasciato e con le ferite ancora vive, tornò in pista a Monza per riprendere la lotta al titolo con il suo rivale James Hunt. La sua impresa creò gran parte della sua leggenda. Lauda, uomo intelligente, sapeva controllare il rischio. Dimostrò grande coraggio quando all’ultima gara di quel campionato del mondo (era il ’76) fermò la sua Ferrari ai box. Al Fuji il diluvio rendeva la pista quasi impraticabile, Lauda ebbe il coraggio di avere paura. Ebbe il coraggio di ritirarsi consapevole che la vita l’aveva già rischiata una volta. Non ebbe paura di prendersi la responsabilità del ritiro, un atto d’amore alla vita comprensibile solo da chi sapeva di metterla in pericolo oltre ogni limite. Non ne valeva la pena, prima la vita.

Uomo schietto e sincero, senza peli sulla lingua. Forse l’unico che definì “una macchina di merda” una Ferrari in presenza del “Drake”.

Niki Lauda ha saputo realizzarsi anche al di là del mondo dello sport, seguendo la sua seconda più grande passione, il volo. Fondò due compagnie aeree la Lauda Air e la Niki. Dal 2012 Lauda era presidente non esecutivo della Scuderia Mercedes AMG F1. Qui la sua intelligenza e le sue doti umane sono state utilissime nella gestione interna della lotta tra Hamilton e Rosberg. Con lui entrambi i piloti per Mercedes hanno conquistato il Mondiale.

Niki Lauda era un supereroe. Per chi l’ha visto correre, rischiare, vincere, quasi morire, rinascere e vincere ancora. Per chi semplicemente le sue gesta le ha sentite raccontare. Ora che non c’è più, supereroe lo rimarrà per sempre.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

Posted in: Sport

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