Decreto sicurezza bis, stop di Conte: «Niente via libera in Cdm»

L’istituto della decadenza per gravi contrasti di un cda, previsto dal codice, non dovrebbe valere per l’attuale maggioranza e per il suo cdm.

Ma il premier-avvocato Giuseppe Conte a scanso di equivoci convocare per stasera un Consiglio dei ministri proprio per evitare equivoci. Sul tavolo solo due nomine la promesse ai due vice di poter avviare la discussione dei due potenziali decreti – sicurezza e famiglia – ma senza decisioni finali.

LA SOTTRAZIONE
Evaporato il contratto di governo – e con un cdm che alla fine si riunisce solo per le varie ed eventuali – restano due leader, Di Maio e Salvini, impegnati ormai da settimane in una lunghissima campagna elettorale che ha ingessato l’esecutivo. Fermo palazzo Chigi e ferme le Camere che hanno messo in stand by anche il decreto crescita e lo sblocca cantieri. Poichè è ormai tutto campagna elettorale, lo sono anche i due possibili decreti motivo dell’ultima più o meno vera zuffa tra i due vicepremier che il presidente del Consiglio Conte ha comunque congelato. Anche ieri Salvini ha infatti insistito sul varo del decreto sicurezza-bis sostenendo che avrebbe ancor più scoraggiato la Sea Watch a raccogliere migranti nelle acque libiche. Il testo messo a punto dal Viminale, oltre a sollevare dubbi di costituzionalità, non convince Conte e non piace proprio al M5S che ne contesta l’intera struttura e soprattutto la sottrazione al ministero di Toninelli di alcune competenze. Per ritorsione analogo destino segna il presunto decreto famiglia, composto da un solo articolo, attraverso il quale Di Maio vorrebbe devolvere i risparmi del reddito di cittadinanza a sgravi per nidi e pannolini.

Due bandierine che i due vicepremier potranno però sventolare al consiglio dei ministri serale pur sapendo che probabilmente nessuno dei due sopravviverà dopo il 26 maggio. Conte, pur di evitare la fine dell’esecutivo per gravi contrasti (veri o presunti) ha concesso ai suoi due vice il palcoscenico di palazzo Chigi, ma a patto che i due non arrivino alle mani ad uso delle contrapposte tifoserie. I segnali di una sorta di tregua – magari solo di un paio d’ore – ieri sera spuntavano anche dalla trattativa – condotta dal presidente del Consiglio con il silenziatore – sulla cinquantina di migranti, ancorati sulla Sea Watch a largo di Lampedusa, e che sono stati fatti sbarcare da Conte lavorando di sponda con tutte e due i vicepremier.
Di Maio già il giorno prima si era rimesso al premier subordinando la discesa a terra dei migranti alla conoscenza di coloro che li avrebbero accolti. La disponibilità delle chiese evangeliche, avanzata dal pastore Luca Negro, ha convinto Di Maio e fatto chiudere un occhio a Salvini che però pubblicamente ha continuato ad attaccare la magistratura che ha disposto il sequestro della nave, ha fatto scendere i migranti e che è la stessa che di recente ha aperto più di una inchiesta su amministratori leghisti. Di fatto tutti e tre, Conte, Di Maio e Salvini, hanno contribuito alla soluzione, ma tutti hanno evitato di metterci la faccia, lasciando ai pm il compito di risolvere la faccenda.

IL CERINO
Ieri Salvini ha anche dovuto prendere atto che nella svolta moderata, responsabile e quasi-europeista dell’alleato, avviata dopo la sconfitta in Abruzzo, non è contemplato il tema giustizia sul quale il M5S non intende fare sconti. Di Maio si è infatti detto pronto a chiedere le dimissioni del viceministro Rixi se condannato a seguito dell’inchiesta sull’uso di alcuni fondi regionali. Il leader grillino se la prende anche con «questa strana urgenza sull’Autonomia» del Carroccio che gli sembra «un modo per nascondere una serie di scandali di corruzione». Di fatto volano gli stracci su ogni argomento anche se tutti e due i vicepremier sostengono che dopo il 26 maggio «il governo va avanti». Una certezza che, passando i giorni, rischia di trasformarsi in un pericoloso gioco del cerino che alla fine potrebbe scappare di mano qualora dalle urne non uscissero percentuali in grado di soddisfare l’attesa leghista per un grande balzo – oltre il trenta per cento – e la speranza grillina di non finire sotto il Pd.

FONTE: Il Messaggero

Posted in: Politica

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