L’italiano che insegna inglese a Eton, la scuola dei re e dei premier

Marco Liviero, padovano, è il nostro unico connazionale che lavora e vive nel college più esclusivo d’Inghilterra. “Tutto merito della mia prof delle medie”, racconta in questa intervista a Repubblica Londra.


LONDRA – Da Padova a Eton, il college più famoso d’Inghilterra, il passo non è poi tanto lungo. Basta avere molta passione. Marco Liviero, padovano, da diciotto anni insegna inglese (si badi bene, proprio la lingua di Shakespeare) nella scuola più famosa ed elitaria della Gran Bretagna, il collegio maschile da cui escono primi ministri (19 in tutto, incluso David Cameron), politici (Boris Johnson e Zac Goldsmith), attori (Dominic West e Eddie Redmayne) e membri della Royal family (i principi William e Harry).

Liviero non si comporta come se fosse stato il primo uomo a sbarcare su Marte e se gli si chiede come ci sia arrivato, a insegnare alla crème de la crème britannica: gira tutto il merito alla sua prof delle medie.
“Ho avuto una fantastica insegnante”, racconta mentre mostra una delle aule più antiche del collegio, con le pareti affrescate in cui si vede un professore che bacchetta lo studente. “Nelle altre materie non ero niente di speciale, ma in inglese sì. Il libro di testo che avevo si chiamava Laugh from learn English (Impara l’inglese ridendo, ndr) e mi ha fatto capire che si poteva imparare divertendosi. Ho capito che in quella materia potevo essere meglio degli altri. Poi ho scoperto Shakespeare e il teatro inglese, e la passione è diventata quasi un’ossessione”.

Vacanze estive in Inghilterra, tre estati lavorando come cassiere in un supermercato (“Lí l’inglese l’ho imparato davvero”, dice), l’università a Padova, Erasmus a Cork, un PHD a Birmingham e poi una cattedra vinta in un altro college maschile. Ultima tappa, Eton.

In effetti Liviero, con la divisa d’ordinanza che i professori devono indossare, fatta da un doppiopetto gessato, il papillon, la toga che si usa per il morning service, i calzini in colore brillante, è diventato più inglese degli inglesi e parla con un accento migliore dei madre lingua. “L’italiano è la mamma, ma l’inglese è la fidanzata, la moglie, l’amante. Insomma, la donna della vita”.

Dall’aula affrescata passiamo a una saletta silenziosa con un grande camino, usata per incontri speciali, attraversando il grande cortile immortalato in molti film, da “Momenti di Gloria” a “Shakespeare in Love”. Intorno gironzolano gli studenti, silenziosi e ordinati nella divisa elegante, molto simile a un frac, libri sotto il braccio. Per loro Liviero è sempre ‘sir’, anche quando passano le serate a fare le prove in teatro.
“Sono appassionato di recitazione e mi occupo della messa in scena dei plays nei tre teatri che abbiamo a disposizione. Ognuno dei 180 professori si deve occupare dei suoi ragazzi anche al di fuori delle lezioni, con attività extra-scolastiche. Fare il professore a Eton non è un 9-to-5 job. È più una missione. Si inizia alle 8 ma si può finire anche alle 23, quando terminano le prove per il teatro. E a ognuno di noi è richiesto di vivere gomito a gomito con gli studenti”.

Come gli altri docenti, Liviero abita in un appartamento fornito dal college. “Dobbiamo essere sempre accessibili ai ragazzi. Una volta alla settimana, a gruppi, vengono a casa nostra, cuciniamo insieme, parliamo, guardiamo un film. È un modo per socializzare e occuparci della loro crescita personale, oltre che del loro sapere”. Nessuna vita personale, quindi? “Ma certo. Io a Londra ho moglie e un figlio piccolo. Li vedo nei fine settimana, se non ho le prove degli spettacoli”.

Un po’ professore, un po’ attore, ai suoi allievi – provenienti dall’Inghilterra ma anche da tanti altri Paesi europei e non – Liviero insegna Shakespeare, il grande amore, ma anche Keats. E tra gli italiani Dante e Petrarca. Ma pure Gadda e Buzzati. Con i suoi studenti mantiene a volte rapporti di salda amicizia, anche dopo che si sono diplomati. “La cosa bella del mio mestiere è poter avere un impatto nella vita dei ragazzi che mi sono affidati. La riprova è che vengo invitato ai loro matrimoni, o mi chiedono di essere il padrino dei loro figli”.

Nostalgia dell’Italia? “Quello che sono lo devo al mio Paese di nascita. Ma quello che sono diventato lo devo all’Inghilterra”. Quanto a un ritorno in Italia, nemmeno la Brexit riesce a smuoverlo. “Come dice Shakesperare, this is my home of love”. Qui c’è il cuore. Il resto può attendere”.

FONTE: La Repubblica

Posted in: Cronaca

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