Libia, il governo di Tripoli rompe le relazioni con la Francia: “Sostiene Haftar”

“Qualsiasi relazione nell’ambito negli accordi bilaterali nel campo della sicurezza si fermerà”, dice l’esecutivo riconosciuto dall’Onu. La procura militare di Tripoli emette un mandato di cattura per Haftar. Stasera il consiglio di sicurezza dell’Onu, Russia e Gran Bretagna divise

TRIPOLI Il ministero dell’Interno della Libia, riconosciuto a livello internazionale, ha accusato la Francia di fomentare la guerra sostenendo il comandante Khalifa Haftar e ha annunciato l’interruzione della cooperazione con Parigi. “Qualsiasi relazione con la parte francese nell’ambito negli accordi bilaterali nel campo della sicurezza si fermerà”, si legge nella dichiarazione diffusa da Tripoli, come riporta il Libya Observer. La procura militare di Tripoli ha anche spiccato un mandato di cattura per il generale e sei suoi collaboratori.

La decisione del governo Serraj arriva in momento delicato sia per gli scontri sul terreno anche ancora proseguono, che per le divisioni interne alla comunità internazionale sulla ricerca di una soluzione per la crisi. Lo stallo diplomatico è fotografato dallo scontro al Consiglio di sicurezza dell’Onu: la Russia ha fatto sapere che appoggerà solo una risoluzione “equilibrata” che non attribuisca responsabilità dell’attuale situazione a una delle parti.

È la posizione che Mosca porterà questa sera alla riunione in programma alle 21 ora italiana. No quindi alla proposta britannica, in cui si attribuisce la responsabilità primaria dei combattimenti al maresciallo Khalifa Haftar e alla sua offensiva su Tripoli contro il Governo di accordo nazionale, guidato da Fayez al Serraj.

L’impasse riguarda anche la situazione militare. Le “divisioni nella comunità internazionale” hanno “incoraggiato” il maresciallo dell Cirenaica a tentare la sua conquista di Tripoli, ha spiegato l’inviato dell’Onu nel Paese nordafricano, Ghassan Salamè, indicando che “dopo i primi successi militari vediamo che le operazioni dell’Esercito nazionale libico sono in una fase di stallo”. Si è però in una situazione di “conflagrazione crescente”, ha avvertito.

Le Forze di protezione del Sud, parte delle milizie di Tripoli fedeli al Governo di accordo nazionale, hanno annunciato di avere il controllo sulla base aerea di Tamanhint a Sabha e di aver compiuto nella mattina raid sulla base di Giofra, distretto a sudest della capitale, occupato in parte dalle milizie di Haftar. Quest’ultimo, nella notte, aveva fatto bombardare la zona di Wadi Rabie, a est della capitale.

A fare le spese della guerra sono, come sempre, i più vulnerabili. Il bilancio delle vittime complessivo è di 205 morti e 913 feriti, gli sfollati sono almeno 25.000. Inoltre, circa 3.000 tra migranti e rifugiati restano ancora bloccati nei centri di detenzione vicini alle aree della battaglia. Le strutture mediche – ha riferito Medici senza frontiere (Msf) – hanno scorte di medicinali per appena due settimane e molte persone restano senza acqua ed elettricità per giorni.

Non sono più possibili, inoltre, i trasferimenti medici verso gli ospedali di Tripoli da altri centri fuori città, con impatti preoccupanti per decine di pazienti. Una delle poche disperate opzioni, per libici e non, è di fuggire dai combattimenti attraversando il Mediterraneo. Msf ha spiegato di non essere in grado di verificare se le partenze in mare siano aumentate ma ha avvertito che “in assenza di qualsiasi meccanismo di ricerca e soccorso dedicato nel Mediterraneo centrale, la vita delle persone è a rischio tanto in mare quanto a Tripoli”

FONTE: La Repubblica

Posted in: Estero

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