I due forni di Salvini

Non era affatto scontato che Matteo Salvini accettasse il candidato di Silvio Berlusconi per le elezioni del 26 maggio in Piemonte.

Alberto Cirio, collaudata macchina da voti, l’ha spuntata su Paolo Damilano, importante industriale del vino (ma politicamente più debole) che aveva colpito il leader della Lega. Cirio ha buone probabilità di farcela portando a 11 su 19 le regioni controllate dal centrodestra (la ventesima è la Valle d’Aosta). In attesa della madre di tutte le sfide, l’Emilia Romagna a fine anno. Il duello di Cirio è con il presidente uscente del Pd, Sergio Chiamparino, visto che la questione Tav e le difficoltà della giunta Appendino saranno molto penalizzanti per i grillini, destinati ancora una volta al terzo posto.

Ma quanto vale in termini generali questa inattesa schiarita del ‘vecchio’ centrodestra? Allo stato ancora poco. Salvini continua a tenere aperti ostentatamente i due forni: Berlusconi e Meloni in periferia, Di Maio a Roma. Il Capitano dice che il Cavaliere gli è indispensabile a livello locale, ma gli farebbe perdere immagine e consensi in una competizione nazionale.

Il ‘Rivoluzionario’ di governo non potrebbe accasarsi con chi è stato il perno di vecchie alleanze. Salvini vuole tenere perciò a bassa temperatura il forno di destra, ma rischia che quello di sinistra gli scoppi tra le mani. Gli ultimi due mesi di campagna elettorale per le europee saranno infatti molto tesi nella maggioranza di governo. Il clima è cambiato da quando martedì scorso, dopo la sconfitta in Basilicata, il capo politico del M5s ha detto che non avrebbe più accettato i ‘graffi’ della Lega ai provvedimenti proposti dall’alleato, giocando al contrattacco. È inutile ripetere l’elenco dei temi sui quali i due sono in disaccordo. Quasi tutti, l’ultimo è il forum mondiale sulla famiglia. Eppure ancora ieri Salvini ha detto di essere in ‘modalità Zen’: tirategli un vaso addosso e vi ringrazierà per i fiori.

Quanto durerà? La partita si allarga. I sondaggi pubblicati ieri a Bruxelles collocano la Lega al secondo posto tra tutti i partiti europei, subito dopo la Cdu-Csu di Angela Merkel. Questo era in larga parte scontato. Non lo era il pericoloso avvicinamento del Pd ai 5 Stelle, divisi secondo i sondaggi soltanto da un paio di punti.

Non ci vuole Machiavelli per capire che Salvini prega perché il sorpasso non avvenga. Finché i grillini arrivano terzi alle elezioni regionali, pazienza. Ma se arrivassero terzi alle europee o se il loro distacco dalla Lega salisse ai 14 punti certificati ora da un serissimo istituto di sondaggi (noi non ci crediamo) il banco salterebbe un minuto dopo. Che cosa accadrebbe? In assenza certificata di alternative, Mattarella scioglierebbe le Camere. Salvini vincerebbe le elezioni, ma potrebbe fare a meno di Berlusconi? Fermandosi al 32 per cento no, a meno di un improbabile scioglimento di fatto di Forza Italia prima delle politiche. Gli esperti dicono che presentandosi da sola la Lega non raggiungerebbe una forza sufficiente per sommarsi ai seggi di Forza Italia e Fratelli d’Italia a loro volta soli alle elezioni. E allora? Il Capitano berrà l’amaro calice o farà di nuovo un governo con i Cinque Stelle su posizioni invertite? L’elettorato del Nord non gradirebbe… Ma nella politica italiana l’attendibilità delle previsioni vale quella di un chiromante.

FONTE: Quotidiano.net

Posted in: Politica

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