Xi Jinping a Roma, tutti gli uomini del presidente

Dal membro del Politburo del Partito Yang Jiechi, soprannominato “Yang la tigre”, all’elegantissimo ministro degli Esteri Wang Yi. Ecco chi c’è nella maxi delegazione che accompagna il leader cinese

PECHINO. Per essere solo affari, come sostiene il governo italiano, c’è tanta politica nella maxi delegazione arrivata a Roma con il presidente Xi Jinping. Ammesso e non concesso che affari e politica, nel capitalismo di Stato comunista, siano separabili. Accanto al presidentissimo e alla first lady Peng Liyuan, la cantante diventata per i suoi meriti d’ugola generale dell’esercito, dal Boeing 747 di Air China sono scesi anche alcuni dei nomi di punta degli affari esteri del regime, squadra di preparazione e esperienza che intimoriscono. Il più illustre è Yang Jiechi, 68 anni, soprannominato da Bush Padre “Yang la tigre” quando era ambasciatore a Washington, membro del Politburo del Partito e considerato l’architetto della strategia internazionale cinese, di cui la Via della seta è pilastro. Appena un gradino sotto, ecco il ministro degli Esteri Wang Yi, 65 anni, migliaia di strette di mano in giro per il mondo, ciuffo e tagli d’abito sempre inappuntabili, raramente un sorriso. Ex ambasciatore in Giappone, i cinesi lo considerano un’icona di stile, il suo fan club sul Twitter locale ha decine di migliaia di follower. Dopo la sua visita di gennaio in Italia e l’incontro con il premier Conte, la trattativa sul memorandum ha cominciato a sprintare sicura verso la firma.

Un fedelissimo di Xi è He Lifeng, 64 anni, da due anni presidente della Commissione nazionale per le riforme, sorta di governo nel governo. In Cina i rapporti tra i politici si formano in provincia: Xi lo ha conosciuto nel Fujian, Sudest del Paese, per poi chiamarlo a Pechino una volta diventato segretario generale. Il sodalizio con Ding Xuexiang, 55 anni, nasce invece a Shanghai a fine anni 2000, quando Xi nominò questo oscuro funzionario senza legami con l’aristocrazia rossa suo segretario personale. Da allora è sempre rimasto il “capo dello staff”, memoria di ferro e capacità unica di tradurre presidente-pensiero in messaggi da dare in pasto ai media di regime. Ora, nonostante il profilo che più basso non si può, qualcuno lo azzarda potenziale successore. Anche a Roma sarà al suo fianco, per assicurarsi che tutto fili liscio: “L’appoggio italiano sulla Via della seta è un bastone tra le ruote delle Europa, che ha appena articolato una posizione più cauta verso Pechino”, dice Steve Tsang, direttore del Soas China Institute dell’Università di Londra. “Anche se non c’è sostanza nel memorandum, la firma in sé è un trionfo che Xi rivendicherà a casa, in un anno pieno di sfide”. L’accordo commerciale con gli Stati Uniti è ancora in dubbio, mentre l’economia frena. Auspici non buoni, nel trentesimo anniversario di Tienanmen.

Dare sostanza agli accordi sarà il compito dei capitani di 18 industrie, per lo più di Stato, presenti nella spedizione, guidati dal ministro del Commercio Zhong Shan. Un gruppo variegato, in cui spiccano i nomi di Chen Siqing, presidente del gigante del credito Bank of China, di Guangshao Tu, ex vice sindaco di Shanghai e ora numero due di China Investment Corporation, il fondo sovrano che gestisce un triliardo di dollari di riserve in valuta estera della Cina, e di Xu Heyi, capo del gruppo automobilistico Baic. Al business Forum con le imprese italiane però parteciperanno anche alcuni campioni dell’imprenditoria privata. Ieri sera a Roma è arrivato Richard Liu, 46 anni, il 30esimo uomo più ricco del Dragone e fondatore del super sito di e-commerce JD.com, secondo solo ad Alibaba nelle preferenze dei consumatori cinesi. A ottobre dello scorso anno Liu è finito sulle prime pagine di tutti i quotidiani mondiali per un sospetto caso di molestie negli Stati Uniti, che poi non ha portato a imputazioni. Ma il nome hi-tech destinato a fare più discutere è sempre quello di Huawei. A rappresentare in Italia il colosso delle telecomunicazioni, incarnazione dell’ascesa hi-tech cinese e degli incubi americani, è Liang Hua, presidente del consiglio di amministrazione. È lui il volto scelto per sostituire come direttore finanziario Meng Wanzhou, la principessa ereditaria dell’impero arrestata in Canada: la sua presenza in Italia è parte della campagna globale di immagine che la società ha lanciato per difendersi dall’offensiva americana. Anche qui, non sono solo affari.

FONTE: La Repubblica

Posted in: Politica

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