Quota 100, in Campania la grande fuga dei medici di base: 1.200 in pensione nei prossimi tre anni

Medici di famiglia cercansi: studi pieni ma con pochi camici bianchi. La penuria, segnalata a più riprese dai sindacati di categoria, rischia di diventare esplosiva con l’avvio dei pensionamenti a quota 100.

In proiezione temporale in Campania nei prossimi tre anni si conteranno 1200 unità in meno per arrivare 1619 nel 2022 solo nella medicina di base a fronte di pochi rimpiazzi ogni anno, soprattutto a Napoli e in provincia. «Si stanno creando le condizioni della messa in discussione dell’assistenza primaria per i cittadini a causa dei pensionamenti dei medici di Medicina generale che sfioreranno le 2000 unità nel 2022» avverte il segretario regionale dello Smi (Sindacato medici italiani) Luigi De Lucia. Dito puntato sul sistema formativo e sull’accesso al ruolo. In base alle norme attuali solo i medici che dopo la laurea conseguono il titolo nel corso triennale specifico in Medicina generale possono poi entrare nella graduatoria regionale e concorrere all’assegnazione, in convenzione con le Asl, dei posti carenti liberati dai camici bianchi che lasciano lo studio per limiti di età. Il corso è a numero chiuso (106 unità nell’ultimo bando del 2018) e prevede una borsa di studio di 800 euro mensili. Un corso incompatibile con altre attività. «I pensionamenti – aggiunge De Lucia – non sono coperti da giovani medici perché il sistema formativo, quello delle borse di studio, non assicura il ricambio generazionale in tempi certi». Lo Smi reclama con forza l’istituzione di una scuola di specializzazione per i medici di medicina generale al pari delle altre discipline e con identica remunerazione (il doppio di quella attualmente riconosciuta, ndr) che faccia dunque superare la drammatica carenza di nuovi medici di famiglia.
IL RITARDO
Uno dei nodi da sciogliere è anche la marcia lenta con cui la Regione pubblica e assegna le carenze. Attualmente si viaggia con un ritardo di due anni e una graduatoria bloccata di 4mila medici. Le carenze relative al 2017 sono state ad esempio pubblicate a luglio del 2018 ma non ancora assegnate. C’è da recuperare il 2018 e anche il 2019 che, in base al nuovo accordo, è ad esempio in fase di assegnazione in Lombardia. Ma le carenze di medici riguardano tutte le regioni. «In Campania e a Napoli qualcosa si sta muovendo – sottolinea ancora De Lucia – nell’Asl Napoli 1 Centro un lavoro di censimento e di possibili soluzioni è stato svolto nel comitato aziendale. Ci attiveremo anche nell’analogo organismo permanente regionale che si occupa dell’accordo collettivo nazionale – conclude il segretario regionale dello Smi – per individuare i posti mancanti in tutta la Campania affinché si possa garantire l’assistenza a tutti i cittadini».
LA FORMAZIONE
In Campania su questo fronte esiste anche un altro nodo: sono tanti i camici bianchi della medicina primaria privi dell’attestato di formazione specifico. A differenza di altre specialità non esiste un percorso di stabilizzazione. Alcuni di questi precari di lungo corso lavorano nelle guardie mediche, altri fanno i sostituti e altri ancora lavorano da anni sulle autoambulanze del 118 grazie a un corso di formazione di 300 ore conseguito molti anni fa e che oggi si vorrebbe riproporre per colmare i preoccupanti vuoti nei pronto soccorso. In base all’accordo regionale, tuttavia, l’accesso a tale ruolo prevederebbe il possesso del titolo di formazione specifico in medicina generale. Una soluzione di mediazione, avanzata su alcuni tavoli di trattativa, sarebbe quella di attribuire un punteggio e un valore all’esperienza maturata sul campo dopo 10 o 15 anni di lavoro magari separando i binari tra la medicina dell’emergenza e la medicina generale. Ciò avrebbe il vantaggio di rispondere alla penuria di specialisti nei pronto soccorso e nel 118 evitando che vi sia un’attrazione dalla medicina generale a danno della medicina di urgenza. Lo scoglio da superare è l’accordo regionale. Sullo sfondo resta l’emorragia di medici che seguirà al via ai pensionamenti con quota 100. Dei 25mila medici che andrebbero in pensione in Italia il 10%, circa 2500, lavorano in Campania ma sono in maggioranza ospedalieri. chirurghi, ortopedici, radiologi, ginecologi, anestesisti e medici del pronto soccorso, le discipline più a rischio.

FONTE: Il Mattino

Posted in: Cronaca

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