Usa, Trump ci riprova sul Muro. Austerity per recuperare i fondi

Il presidente rompe la tregua col Congresso e annuncia tagli del 5% annuo sulle spese escluse quelle per il Pentagono


NEW YORK – La tregua è già finita, Donald Trump riapre lo scontro con il Congresso: sul Muro col Messico e non solo quello. Da oggi approda davanti ai parlamentari una proposta di legge di bilancio federale che per i democratici (maggioritari alla Camera) suona come una provocazione. Il presidente torna a chiedere 8,6 miliardi di dollari per la costruzione di nuove barriere ai confini meridionali: sono fondi che in via transitoria lui sta cercando di ottenere con lo “stato di emergenza” (già ostacolato da diversi ricorsi); ma punta a recuperarli anche per le vie normali attraverso la legge finanziaria.
Lo stesso progetto di budget federale include inoltre una manovra di austerity su tutte le spese pubbliche non-militari: ben 2.700 miliardi di dollari di tagli, spalmati su un decennio. La mannaia si traduce in un taglio automatico del 5% annuo sulle spese, esclusi gli stanziamenti riservati al Pentagono per la difesa. La richiesta per il Muro è indirizzata alla costruzione o al rafforzamento di 722 miglia lungo la frontiera col Messico. Dove, negli ultimi mesi, i dati indicano effettivamente un forte aumento dei flussi di stranieri: sia richiedenti asilo che immigrati economici.
Sicché la motivazione dello “stato di emergenza” al confine, alla luce degli ultimi numeri, appare di colpo meno arbitraria di quanto si credeva. Sull’improvvisa “voglia di austerity” del presidente, oltre che sul Muro, si scatenerà l’opposizione democratica che controlla la Camera e dunque è in grado di bloccare questa proposta di legge di bilancio.

I drastici tagli alle spese ordinarie sono un dietrofront dopo un primo biennio di presidenza Trump nel quale – soprattutto attraverso la riforma fiscale – il deficit federale era aumentato in maniera sostanziosa. Ma la conversione all’austerity rischia di arrivare nel momento sbagliato: proprio quando si moltiplicano i segnali di rallentamento dell’economia globale, e di conseguenza anche la crescita americana potrebbe risentirne.

Tra i segnali di allarme: il forte aumento del disavanzo commerciale Usa; e il dato deludente sull’occupazione a febbraio, con soli 20.000 posti di lavoro creati (meno di un decimo rispetto alle previsioni). In caso di prolungato stallo fra il presidente e il Congresso (in questo caso la Camera) sul budget federale, può ripetersi lo scenario di uno shutdown: chiusura di uffici pubblici per mancanza di fondi.

FONTE: La Repubblica

Posted in: Estero, Politica

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