Sondaggio, le cifre dell’euro-disastro di Di Maio e grillini: divorati dal Pd

La politica italiana sarà triste, ma non noiosa e prevedibile. L’ impensabile è sempre dietro l’ angolo. Un anno fa fu l’ affermazione dei Cinque Stelle.

Poi l’ incredibile ascesa della Lega a primo partito. Il prossimo colpo di scena è già nell’ aria: il contro-sorpasso del Pd ai danni di Luigi Di Maio e soci al voto delle Europee. Non è inevitabile, ma i presupposti ci sono tutti. Il M5S è in caduta libera, diviso al proprio interno e in conflitto con la Lega, mentre i democratici ora hanno un leader che non possiederà il “quid” di Barack Obama e nemmeno del primo Matteo Renzi, però è forte della legittimazione ottenuta dai militanti e parte da così in basso – il 18,8% preso alle Politiche – che guadagnare qualcosa non dovrebbe essergli difficile. Anche perché è probabile che l’«operazione nostalgia», con il ritorno all’ ovile di Romano Prodi, Enrico Letta e Walter Veltroni, riporti elettori che il 4 marzo 2018 avevano preferito l’ astensione o si erano fatti una scappatella con altri. Nicola Zingaretti sente l’ impresa a portata di mano: il Pd è appena sotto al 20%, i grillini un paio di punti sopra, si può fare.

Per Di Maio e il gruppo che gli gira attorno sarebbe il fallimento definitivo, da evitare ad ogni costo. Ma l’ arma con cui avrebbero dovuto mietere consensi, il reddito di cittadinanza casualmente erogato pochi giorni prima del voto, adesso non convince più: troppo alte le aspettative create negli italiani, il rischio di una delusione generalizzata è forte.

IL GIOCO DEL CERINO
Si spiegano così uscite clamorose tipo quella di Stefano Buffagni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che ieri non ha escluso la fine del governo pur di tenere duro sul «no» all’ alta velocità. «Se bisogna andare a casa perché noi non vogliamo buttare soldi per opere vecchie, io non vedo il problema», ha detto Buffagni rompendo il tabù. Alcuni dei suoi sono corsi a correggerlo (rinunciare alle poltrone fa male), ma il ragionamento ha un forte seguito nella base e piace pure a certi eletti che sono al primo mandato e privi di incarichi nell’ esecutivo.

È il segno che il gioco del cerino è iniziato. Tra i Cinque Stelle si rafforza l’ idea che mantenere in piedi il governo serva solo a fare il gioco di Salvini, il quale potrà sempre dire di essere l’ uomo che ha fermato gli sbarchi degli immigrati. Mentre loro, che si sono presi le deleghe economiche, presto saranno chiamati a rispondere della spesa pubblica allegra che i contribuenti dovranno coprire con nuove tasse. Così avanza la tentazione di rompere l’ alleanza subito, già prima delle Europee. Ovviamente scaricando la colpa sulla Lega, che avrebbe «tradito» il contratto di governo (e pazienza se quel documento confuso non dice affatto che la Tav dev’ essere cancellata).

IL CAVALLO DI TROIA
Sul blog del movimento, ieri, anche se gli argomenti ufficiali erano altri, si parlava solo di questo, e i commenti predominanti erano del tipo: «Cadere per cadere almeno si cada a testa alta!», «Detesto Salvini anche in modica quantità!», «Salvini e il contratto con la Lega sono un cavallo di Troia del sistema degli affari per sputtanare il Movimento. Ad accettare sempre compromessi gravosi da giustificare siamo gli unici a rimetterci». Al bar dei grillini l’ alleanza gialloverde è già finita.

FONTE: Libero

Posted in: Politica

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