Il nonno accusato di abusi attirato dalla famiglia: «Una trappola mortale»

Per i magistrati c’è ancora qualcosa che non quadra. Che alcuni elementi non tornassero, il pubblico ministero Monia Di Marco e l’aggiunto della Procura di Milano, Letizia Mannella, l’avevano intuito proprio mentre il presunto assassino di Antonio C – il 63enne originario di Napoli freddato con cinque colpi di pistola esplosi a bruciapelo – raccontava la sua versione.

Perché se da un lato le dichiarazioni del 35enne genero della vittima facevano chiarezza sul movente del delitto (riconducibile ad una vicenda di sospetti abusi sulla bimba di cinque anni figlia del killer), la prospettiva giudiziaria del caso cambierebbe completamente se venisse dimostrata la premeditazione.
Da dove nascono i dubbi degli inquirenti? Quando si sono costituiti ai carabinieri di Rozzano il 35enne Emanuele S, e Achille M, di 26 anni – suo fiancheggiatore nell’omicidio – insistettero su un punto: sulla casualità dell’incontro con il loro obiettivo, rientrato nel Milanese dopo un periodo di allontanamento volontario, visto ilo dramma che la famiglia stava vivendo. Il nonno avrebbe abusato della nipotina, ed Emanuele aveva giurato vendetta.

Ed eccolo, il sospetto: il 67enne originario di Secondigliano potrebbe essere stato attirato in una trappola per portare a compiere quella «vendetta»; e – addirittura – qualcuno potrebbe averlo indotto a tornare in Lombardia con un escamotage. È una delle tracce seguite dalla Procura milanese. Il 35enne (anch’egli di origini napoletane) con vari precedenti penali costituitosi e fermato martedì pomeriggio, assieme ad un amico di 27 anni che era alla guida dello scooter da cui sono stati esplosi i colpi, ha cercato di giustificare quell’atto di «giustizia privata» contro il suocero che era indagato dalla Procura di Milano per presunte violenze sessuali sulla bimba, che sarebbero addirittura durate due anni.

«Quando l’ho visto, ho avuto un black out improvviso, immediato», avrebbe detto il presunto assassino parlando anche di una reazione «istintiva» causata da un «black out mentale». Assistito dall’avvocato Lucio Antonio Abbondanza, l’uomo ha cercato dunque oltre che scagionare dalle responsabilità l’amico spiegando che lui non era a conoscenza del gesto che avrebbe compiuto in quel parchetto accanto ad un supermercato; e di respingere con fermezza la premeditazione, cioè l’organizzazione preventiva all’omicidio.

Nell’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dal procuratore aggiunto Mannella si sta cercando di capire perché il nonno della bimba – che era rimasto a Napoli negli ultimi mesi dopo che era venuta a galla in famiglia la vicenda dei presunti abusi (era stata la figlia dell’uomo e madre della bimba a segnalare il caso in Procura) – avesse deciso negli ultimi giorni di tornare a Rozzano, dove era ospite di uno dei suoi figli (aveva un maschio e due femmine). Gli inquirenti stanno verificando, dunque, l’ipotesi di un presunto piano per riportarlo nel Milanese, anche perché, stando a quanto ricostruito, tutti i suoi familiari di Rozzano lo avevano «messo al bando»

Una storiaccia. La vittima era colpevole, ai loro occhi, di avere violato «il codice d’onore familiare» abusando della bambina. Nel fascicolo sulle presunte violenze, nel frattempo, si era già arrivati alla fase dell’incidente probatorio per cristallizzare, in vista di un processo, le dichiarazioni della bambina che era già stata sentita anche dalla polizia con un’audizione protetta. Dalle dichiarazioni della piccola sarebbero emersi fatti gravi, violenze che il nonno avrebbe commesso tra l’estate 2016 e la scorsa estate nei periodi di vacanza in cui era ospite della figlia.

FONTE: Il Mattino

Posted in: Cronaca

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