«Ha abusato di mia figlia», la confessione choc del killer del nonno napoletano

Da sei mesi meditavano vendetta. Anziché lenire quella terribile ferita, lo scorrere del tempo la riapriva ogni giorno di più. Fino all’altra sera, quando hanno deciso di passare all’azione.

Emanuele S., 35 anni e Achille M., 26, si sono costituiti ieri ai carabinieri di Rozzano: «Abbiamo ucciso noi Antonio C.», hanno detto in caserma. E così, in meno di ventiquattr’ore, si è risolto il giallo dell’omicidio del 63enne assassinato con cinque colpi di pistola poco prima delle 18 di lunedì nel parcheggio di un supermercato alle porte di Milano. Sia la vittima che i presunti killer – ora accusati di omicidio aggravato – sono napoletani.


Ad attendere i due mentre escono dalla caserma di Rozzano per essere scortati in carcere c’è un capannello di persone. Parenti, i quali applaudono platealmente. Segno evidente che quella ferita mai si sarebbe potuta rimarginare. Già, perché nella loro confessione Emanuele e Giovanni spiegheranno di aver ucciso il 63enne per vendicare i presunti abusi sessuali da lui commessi su una bimba di appena cinque anni: sua nipote. Ma procediamo con ordine.

Che il delitto di Rozzano fosse maturato in un ambito familiare, che nulla c’entrasse la piccola delinquenza e tanto meno la camorra, era cosa che gli investigatori avevano intuito sin dalle prime battute dell’indagine.

A premere il grilletto della pistola sarebbe stato suo genero, 35enne con precedenti per droga, reati contro il patrimonio, contro la persona e resistenza a pubblico ufficiale. È lui a confessarlo dinanzi al magistrato durante l’interrogatorio: «Sono stato io. L’ho fatto perché mio suocero aveva abusato della mia bambina». Una storia torbida. Gli episodi sarebbero avvenuti quest’estate, quando al nonno venne affidata la piccola durante un breve periodo di vacanza dei genitori. Poi, a poco a poco, la bambina ha iniziato a raccontare di quelle carezza morbose e di attenzioni oscene: tanto che i genitori decisero persino di presentare una denuncia in Procura.

E dire che la macchina della giustizia si era mossa immediatamente. La bambina era stata anche ascoltata in audizione protetta, e Antonio C. era stato anche formalmente indagato. A quel punto la famiglia si era di fatto spaccata in due, e il papà aveva cominciato a sedimentare rabbia su rabbia. Su consiglio di alcuni parenti il nonno si era addirittura trasferito a casa di conoscenti a Napoli (era originario di Secondigliano) ma nei giorni scorsi, forse convinto che le acque si fossero ormai calmate, ha commesso l’errore fatale tornando in Lombardia.

Eppure, nonostante la confessione, ancora qualcosa non quadra. è tornato in zona. Nel suo racconto, Emanuele (il papà della bimba) ha detto agli inquirenti di aver incontrato la sua vittima per caso, escludendo così la premeditazione. Versione che non convince i carabinieri e i pm Monia Di Marco e l’aggiunto Letizia Mannella, secondo i quali i killer avrebbero girato un bel po’ con lo scooter proprio in cerca dell’obiettivo. L’epilogo poco prima delle 18, nel parcheggio del supermercato. Il genero ha urlato il suo nome in modo che il capannello si aprisse e gli lasciasse spazio per prendere la mira. Ha esploso 5 colpi calibro 9×21, quattro dei quali sono andati a segno. Un quinto proiettile è stato trovato dagli uomini della Scientifica durante i sopralluoghi. Dell’arma non c’è traccia. Dopo l’esecuzione il 35enne è scappato su un SH guidato dal complice, un 27enne incensurato che lavora come manovale alla Fiera. Sulla sua pagina Facebook, sotto la foto profilo, a dicembre un contatto ha scritto «che faccia da killer». Non immaginava che senso avrebbe avuto solo due mesi dopo.

Proseguono, intanto, le indagini per dare un nome e un volto anche al killer che sempre lunedì ha ucciso a Basiglio Giuseppe Giuliano, 64 anni di Binasco, imprenditore di origini napoletane.

FONTE: Il Mattino

Posted in: Cronaca

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