Lavorare dopo la pensione? Ecco i paletti per «quota 100» che valgono anche all’estero

I vantaggi di quota 100? Anticipo dell’età della pensione fino a 5 anni rispetto alla vecchiaia e di 4 anni e 10 mesi di contributi rispetto alla pensione anticipata per gli uomini e di 3 anni e 10 mesi per le donne, con la possibilità di uscire dal mercato del lavoro al massimo sei mesi dopo rispetto alla data di maturazione dei requisiti.


Gli svantaggi? Tutti concentrati attorno al concetto di “cumulo”. Da un lato per raggiungere i requisiti di 38 anni di contributi (abbinati ad almeno 62 anni di età) non si potranno conteggiare quelli versati alle casse di previdenza dei liberi professionisti. Dall’altro il decreto su pensioni e reddito (4/2019) prevede l’incumulabilità della “pensione quota 100” con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (con una sola eccezione), a differenza di quanto accade per la pensione anticipata secondo le regole della legge Fornero.

Chi va in pensione a 62 anni dunque non potrà lavorare fino al raggiungimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia. Unica eccezione riguarda i redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui.

L’«incumulabilità» non è per sempre ma si applica per il periodo che va tra la data di partenza della pensione e quella di compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

L’Inps, nella circolare 11 del 2019 , chiarisce che i redditi derivanti da qualsiasi attività lavorativa svolta, anche all’estero, successivamente alla decorrenza della pensione e fino alla data di perfezionamento della pensione di vecchiaia prevista nella gestione a carico della quale è stata liquidata la “pensione quota 100”, comportano la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno in cui il pensionato ha lavorato. Per chi non rispetta il divieto, in Italia o all’estero, scatta dunque lo stop all’assegno pensionistico.

Per individuare il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, rilevante ai fini dell’incumulabilità, bisogna fare riferimento a quello previsto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico, adeguato agli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto legge 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122/2010.

Nel caso di pensione conseguita con il cumulo dei periodi assicurativi, si deve tener conto del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia previsto dalla gestione interessata al cumulo nella quale risulta maturato il relativo requisito contributivo, considerando la sola contribuzione versata nella medesima gestione.

Nell’ipotesi di maturazione dei requisiti anagrafico e contributivo, in più gestioni interessate al cumulo, si deve tener conto del requisito anagrafico meno elevato.

Qualora non risulti maturato il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia in alcuna gestione interessata al cumulo, si deve tener conto del requisito anagrafico più elevato tra quelli previsti dalle gestioni interessate al cumulo.

L’Inps chiarisce con alcuno esempi.
Esempio 1
Un lavoratore ha 20 anni di anzianità contributiva nel «Fondo pensioni lavoratori dipendenti», 20 anni di anzianità contributiva nel «Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (gruppo attori, conduttori, direttori d’orchestra)» e 6 mesi di anzianità contributiva nella Gestione separata. Questo lavoratore andrà in pensione con quota 100 dal 1° settembre 2019. Potrà lavorare dopo? No, dal 1° settembre 2019 fino al compimento del 65° anno di età, avendo lo stesso lavoratore maturato il requisito contributivo richiesto per la pensione di vecchiaia nella gestione interessata al cumulo che prevede il requisito anagrafico meno elevato (Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo).

Esempio 2
Un lavoratore con 15 anni di anzianità contributiva nel «Fondo pensioni lavoratori dipendenti», 15 anni di anzianità contributiva nel «Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo» e 8 anni di anzianità contributiva nella gestione separata andrà in pensione con quota 100 dal 1° settembre 2019. Potrà lavorare dopo? No, dal 1° settembre 2019 fino al compimento del 67° anno di età – requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia più elevato tra quelli previsti dalle gestioni interessate al cumulo – non avendo lo stesso maturato il requisito contributivo richiesto per la pensione di vecchiaia in nessuna delle medesime gestioni.

Lavoro sì, ma solo se occasionale
Prima di raggiungere l’età per la pensione di vecchiaia c’è però una possibilità di lavorare pur avendo la pensione. Il decreto su pensioni e reddito stabilisce infatti che il trattamento pensionistico è cumulabile con il lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui. Il superamento di questo tetto comporta la sospensione della pensione per tutto l’anno.

FONTE: Il Sole 24 Ore

Posted in: Politica

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