Italia-Francia, i tanti dossier che incrinano i rapporti con i “cugini”

La “ruggine” politica-diplomatica che si è venuta a creare tra Italia e Francia non è cosa di ieri.

Oltre al fastidio per i contatti e faccia a faccia con i “Gilet gialli” anti-Macron, portati avanti con una certa disinvoltura dal vicepremier Luigi Di Maio reduce da un blitz nelle banlieue parigine per un confronto con il movimento di protesta francese, l’irritazione di Parigi (ricambiata da Roma) tocca molti altri dossier critici, tutti maturati con l’arrivo dei giallo-verdi a palazzo Chigi. Vediamo quali.

Av Torino-Lione della discordia
Il nodo principale dei rapporti Italia-Francia è il collegamento ferroviario ad Alta velocità Torino-Lione, cofinanziato dall’Unione Europea. L’opera è considerata inutile dal M5S che punta sull’analisi costi benefici (prevista dal contratto di Governo M5S-Lega) per affossarla. La Lega la considera strategica, volano di sviluppo per il Nord produttivo, e vorrebbe rilanciare i cantieri. La Francia attende le decisioni italiane, pronta a far valere le penali in caso di rinuncia, anche perchè Oltralpe i lavori per il tunnel di 57 chilometri tra i due Paesi sono molto più avanzati che da noi. In caso di stop, a rischio i fondi già erogati da Bruxelles per l’opera: oltre 800 milioni di euro.

La controversa “ospitalità” per gli ex brigatisti
Dal punto di vista della Lega, il più dossier critico è quello dei brigatisti rossi e dei terroristi che hanno trovato rifugio in Francia negli anni di piombo grazie alla cosiddetta “Dottrina Mitterand”, che negli anni 80 ha aperto le porte ai rifugiati politici italiani – tutti a rischio galera in Italia per vari reati di terrorismo – in cambio della rinuncia alla violenza. «In Francia ci sono 15 terroristi che bevono champagne alle nostre spalle», ha rilanciato da poco il vicepremier Salvini, reclamando una risposta positiva di Parigi alle richieste di estradizione rinnovate nelle ultime settimane: «Non voglio litigare con nessuno ma abbiamo porto tutte le guance che potevamo porgere».

I dissidi sull’accoglienza dei migranti
Altro punto dolente è la gestione degli arrivi di migranti in Italia e soprattutto la loro redistribuzione in Europa. Il Viminale ha più volte attaccato l’atteggiamento di Macron e del Governo francese, pronto a criticare lo stop agli attracchi nei porti disposto da Salvini ma restio ad accogliere i migranti che approdano sulle nostre coste, Paese di prima accoglienza. Uno dei picchi di tensione a ottobre 2018, con un duro botta e risposta a colpi di video, denunce, e comunicati per il caso dei migranti respinti e lasciati alla frontiera italo-francese dalla Polizia d’oltralpe.

Il confronto-scontro sulla Libia
Francia e Italia sono divisi anche in politica estera, in particolare su come trattare la “polveriera” di tensioni e minacce geo-politiche rappresentata dalla Libia. Il Governo italiano da tempo considera la situazione di sostanziale ingovernabilità della nostra ex colonia una conseguenza delle politiche francesi, in particolare l’intervento militare del 2011 che destituì l’ex dittatore Muammar Gheddafi. La distanza è evidente anche dal punto di vista politico: la Francia è schierata a fianco del generale Khalifa Haftar, che controlla di fatto la Libia orientale, l’Italia appoggia il governo di accordo nazionale guidato dal primo ministro Fayez al Serraj, sostenuto dall’Onu, che controlla l’entroterra della capitale Tripoli.

Il no all’asse Parigi-Berlino
Un altro attrito di lunga data riguarda il ruolo della Francia in Europa. Parigi punta a rilanciare la trazione franco-tedesca snobbando le richieste italiane del Governo M5S e Lega, che vorrebbero revisionare in particolare i Trattati europei sui vincoli di bilancio.

Il caso Stx-Fincantieri
Non manca un fronte commerciale ed economico nei dissapori con Parigi. A gennaio la Francia si è rivolta alla Commissione Ue per contestare la recente acquisizione dei Chantiers de l’Atlantique – già cantieri navali Stx controllati al 33% dal Governo francese – da parte di Fincantieri, in mano al nostro governo tramite la Cassa depositi e prestiti. Bruxelles, istigata dalla Francia, dovrà decidere nei prossimi mesi se effettivamente l’acquisizione nuoce alla concorrenza a livello europeo e mondiale. Una mossa di evidente ritorsione politica appoggiata dalla Germania che rivela ancora una volta le tensioni politiche tra i due paesi cugini. Al momento l’operazione è in stand by, in attesa che si chiuda il contenzioso.

FONTE: Il Sole 24 Ore

Posted in: Politica

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...