Carne infetta dalla Polonia: l’Ue manda gli ispettori

Gli investigatori dell’Unione europea stanno iniziando una visita di una settimana in Polonia dopo che delle mucche malate sono state macellate illegalmente e migliaia di chilogrammi di carne sono stati esportati in più di una dozzina di Paesi

In Polonia, migliaia di chilogrammi di carne, ottenuta dalla macellazione illegale di mucche malate, sarebbero stati esportati in più di una dozzina di paesi dell’Unione europea. Per questo motivo l’Ue ha mandato i suoi investigatori per indagare sui fatti. Secondo l’Associated Press i controlli dureranno un’intera settimana. I funzionari sanitari dalla Commissione europea hanno iniziato i controlli lunedì 4 febbraio e dovrebbero portarli a termine entro la prima decade di febbraio.

A quanto pare la Polonia, un importante esportatore di carne bovina, ha provveduto a segnalare immediatamente il problema della macellazione illegale di mucche malate, attraverso il sistema di allarme rapido per alimenti e mangimi dell’Ue, uno strumento utilizzato per aiutare a rintracciare rapidamente gli alimenti non sicuri e rimuoverli dal mercato.

Lo scandalo è emerso dopo che l’emittente privata nazionale polacca TVN ha trasmesso un reportage investigativo contenente filmati girati in incognito che documentano come le mucche malate venivano uccise, di notte, senza la presenza di un veterinario richiesto dalla legge, in un mattatoio della città polacca di Ostrow Mazowiecka (Polonia nord-orientale).

Secondo i responsabili della trasmissione televisiva Superwizjer, nei mattatoi polacchi le mucche malate sarebbero state uccise su vasta scala per anni. In Polonia vengono allevati oltre sei milioni e duecentomila mucche, vitelli e tori e la maggior parte di bovini allevati riguarda razze da latte. Ma a causa dello sfruttamento pesante sono particolarmente sensibili a malattie e ferite.

L’indagine condotta dai giornalisti di Superwizjerdimostra che in Polonia, per molti anni, c’è stato un mercato nero per il commercio di mucche malate, estremamente redditizio. Addirittura la tv polacca ha denunciato che su internet e sulla stampa locale si possono trovare centinaia di annunci di vendita di carne bovina con offerte per l’acquisto di mucche malate. I trafficanti offrono spesso agli agricoltori un pagamento in contanti immediato per capi “difettosi” o “traumatizzati” (tra i quattrocento e i cinquecento zloty, vale a dire tra i 93 e i 117 euro).

Un informatore ha spiegato agli inviati della trasmissione che uno dei macelli sotto inchiesta è collegato con un impianto di lavorazione di carne e salumi, un’azienda a conduzione familiare che impiega diverse decine di dipendenti. Per penetrare all’interno dell’azienda uno dei giornalisti è andato a un colloquio di lavoro con il proprietario del macello, fingendo di essere un macellaio in cerca di lavoro. Dopo due settimane, senza formazione e accordi ufficiali, il giornalista-falso macellaio, era stato inviato dai dirigenti dell’azienda al turno di notte, che si occupa della macellazione anche delle mucche infette.

Gli scaricatori erano assistiti dai trafficanti che portavano le mucche al macello e tra gli animali uccisi c’erano anche vacche gravide, il cui feto era rimosso dall’addome insieme alle viscere.

Durante due notti, quasi trenta mucche erano state portate al macello e il giornalista infiltrato aveva notato che solo tre di loro erano entrate nel macello sulle loro gambe.

La “cospirazione del silenzio”, tra allevatori, macellai e veterinari polacchi sul commercio di carni infette ha dei precedenti. I media polacchi hanno ricordato che circa sei anni fa la polizia aveva fermato un camion che trasportava delle mucche malate e agonizzanti in un macello di un villaggio vicino a Biała Rawska, nella regione di Lodz.

Kamil Bednarek, vice procuratore distrettuale di Rawa Mazowiecka, alla televisione polacca che ha trasmesso il documentario, ha detto che “il macello è stato effettuato senza la supervisione di veterinari ufficiali” e che “in un terzo dei campioni la concentrazione di antibiotici superava gli standard accettabili, era oltre i valori limite adatti al consumo umano”.

Durante l’inchiesta giornalistica, i giornalisti di Superwizjer hanno mostrato che la responsabilità di questi fatti è sia legata ai proprietari dei macelli, sia ai commercianti degli animali e agli allevatori, sia alle istituzioni statali che non hanno sorvegliato bene l’industria della carne.

Adesso si attendono le verifiche europee. C’è paura anche in Italia perché, per esempio, nel 2017 il nostro paese ha importato ben 65.100 tonnellate di carne prodotta in Polonia, uno Stato dal quale importiamo il 10 per cento della produzione nazionale di carne bovina.

FONTE: Il Giornale.it

Posted in: Cronaca

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