Recessione, governo in allarme. Mossa per sbloccare i cantieri

Sarà anche colpa della guerra dei dazi Usa-Cina e dell’effetto Germania, come sostiene il premier Giuseppe Conte, O più colpa delle «menzogne» dei precedenti governi, come dice il vicepremier Luigi Di Maio.

Ma ora la recessione tecnica dell’Italia è una certezza. E il 2018 (in crescita dell’1% contro l’1,8% dell’Eurozona) sarà ricordato come il primo anno dal 2012 che lascia un’eredità negativa ai 12 mesi successivi. I numeri dell’Istat e la frenata anche nel quarto trimestre del 2018 (-0,2%), dopo il -0,1% dei tre mesi precedenti, non hanno fatto altro che confermare le attese e le anticipazioni della vigilia del premier Conte.

Perché il calo della domanda interna, tra consumi e investimenti, era già ben chiara nei modelli economici di chi come Bankitalia, per esempio, già dieci giorni fa ha tagliato le stime per il 2019 allo 0,6%. «Stime apocalittiche», disse allora Di Maio, quelle di un’istituzione che «già da diversi anni non ci prende» sulle previsioni di crescita del Pil. Ma ora che anche l’Istat fotografa a -0,2% la crescita acquisita per l’anno in corso, quella cioè che si realizzerebbe se tutti i trimestri del 2019 registrassero una variazione del Pil pari a zero, è più difficile difendere l’ottimismo del governo che immagina per quest’anno addirittura una crescita dell’1%, grazie alla manovra.

LE CORREZIONI AL RIBASSO
Prometeia vede un +0,5% nella migliore delle ipotesi, in linea con la proiezione di Unicredit. Andrà peggio, invece, per il Centro Europa Ricerche (Cer). Per Intesa Sanpaolo siamo in piena «stagnazione». E occorrerebbe «una accelerazione molto forte nel corso dell’anno per raggiungere la più recente stima, già rivista al ribasso a 0,6%». Più dura Oxford Economics che ipotizza un 2019 con un Pil prossimo allo zero. E mentre Carlo Cottarelli, presidente dell’Osservatorio sui conti pubblici, vede un «generoso +0,4%» solo nel caso si esca subito dalla recessione e si acceleri davvero nella seconda parte dell’anno, Lorenzo Codogno, fondatore di Macro Advisers ed ex capo economista del Mef, non vede troppa luce all’orizzonte. «Lo scenario base», dice, «è un calo dello 0,2%». Altro che crescita: «Sarà difficile». Certi numeri non sono incoraggianti, soprattutto se confrontati con la crescita solida promessa da Paesi come Francia e Spagna. Eppure Di Maio non ci sta: «Non crede ci sarà bisogno di correggere le stime». Va piuttosto sottolineato che «chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi».
A Matteo Salvini interessa più «vedere i risultati delle scelte che abbiamo fatto nei prossimi mesi».

Il vicepremier «esclude manovre correttive», dal salotto di Porta a Porta, se non per «ridurre ulteriormente le tasse». E annuncia «la preparazione di un «decreto cantieri veloci che sarà pronto per il 9 marzo», per «dimezzare i tempi» dei lavori. Da parte sua il premier Conte confida nelle misure che «daranno la spinta al rilancio dell’economia nel secondo semestre 2019», dopo la «recessione solo transitoria». Dunque, nessuna ragione per perdere fiducia. Assolutamente. E nemmeno le «pressioni da Bruxelles per una manovra-bis» sono tra le preoccupazioni del premier alla luce di un risultato «che era nell’aria», frutto di «fattori esterni» come il rallentamento della Germania così importante per le nostre esportazioni.
Nessuna sorpresa nemmeno per il ministro Tria. La frenata è dipende «dal ciclo economico europeo», dal «rallentamento del commercio internazionale e della produzione industriale tedesca». Ma in ogni caso, non sta intaccando «il recupero di fiducia dei mercati nel debito italiano». La risposta per Tria è «accelerare sugli investimenti pubblici».

Tutte scuse. La lettura è ben diversa per l’ex ministro dell’Economia Gian Carlo Padoan: da Palazzo Chigi «dichiarazioni infami e ignoranti sul Pil». I dati dicono che «l’andamento negativo è cominciato con la nuova maggioranza e con l’impatto dello spread». Del resto anche Oxford Economics boccia la lettura degli effetti esogeni: «I Pil di Spagna (+0,7%) e Francia (+0,3%) sono rimasti solidi nel quarto trimestre e si è allargato il divario tra Italia e Ue». Se andassimo davvero «in crisi adesso, con un calo del Pil dell’1-2%», azzarda Cottarelli, «temo una patrimoniale del 10%».

FONTE: Il Messaggero

Posted in: Politica

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