Da Gino Bartali a Matthias Sindelar: eroi, vittime e dimenticati di uno sport che ha voluto resistere

“Certe cose si fanno, non si dicono”, rispose Gino Bartali al figlio Andrea che gli chiedeva perché mai, per tantissimi anni, era stato zitto e non aveva raccontato i pericoli corsi per salvare la vita a centinaia di ebrei, di antifascisti, ma anche di soldati alleati e di partigiani.

Gino aveva vinto due Tour de France, il primo nel 1938: quando al Parcodei Principi di Parigi si fiondarono i gerarchi fascisti per sfruttare propagandisticamente il trionfo assieme al campione italiano, non ringraziò il Duce per compiacerli, né si esibì nel saluto fascista, ma dedicò la vittoria ai tifosi francesi e italiani accorsi per festeggiarlo.

La vendetta non tardò, anzi, fu immediata. Quando rientrò in Italia, infatti, alla stazione di Firenze non c’era un cane ad accoglierlo, solo un pugno di amici. Mussolini in persona aveva deciso che dovesse essere ignorato. Ai giornali fu ordinato di non enfatizzare le vittorie ciclistiche del toscano, i velinisti dell’informazione di regime suggerirono di evitare “considerazioni inutili sulla sua vita privata”. Insomma, su di lui calò il sipario del fascismo. Ma non quello dei tifosi.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

Posted in: Cronaca

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...